Martedì 30 giugno 2026, ore 18:00
Emilio Lussu
simbolo dell’anti-fascismo. Il coraggio dell’azione, la forza della scrittura
L’autore
Per comprendere la complessa realtà politica che caratterizzò la prima metà del Novecento italiano, non si può prescindere dalla figura di coloro che si impegnarono in prima persona alla costruzione dell’Italia democratica e repubblicana. Tra questi, un ruolo di primo piano spetta a Emilio Lussu (Armungia, 4 dicembre 1890 – Roma, 5 marzo 1975). Interventista durante la Prima guerra mondiale, valoroso ufficiale della Brigata Sassari, uomo d’azione, politico e scrittore, Lussu dedicò l’intera esistenza alla difesa della libertà, della democrazia e dell’autonomia della Sardegna della quale fu uno dei più convinti sostenitori e tra i fondatori del Partito Sardo d’Azione. La sua vicenda umana e politica, che si intreccia con quella di protagonisti come Joyce Lussu, Carlo Rosselli e Francesco Saverio Nitti, testimonia un costante impegno nelle grandi battaglie che segnarono la storia italiana ed europea tra la Prima guerra mondiale e il secondo dopoguerra. E soprattutto la lotta contro ogni forma di totalitarismo rappresentò il filo conduttore della sua esistenza, facendone uno dei simboli più autorevoli dell’antifascismo italiano. Numerosi furono infatti i momenti che scandirono questo lungo percorso civile e politico: il confino nell’isola di Lipari; l’avventurosa fuga del 1929 insieme a Carlo Rosselli e Francesco Fausto Nitti; la fondazione a Parigi del movimento rivoluzionario “Giustizia e Libertà”; la partecipazione alla guerra civile spagnola a fianco delle forze repubblicane; e infine il ritorno in Italia, dopo anni di esilio, per prendere parte attivamente alla Resistenza romana a seguito dell’8 settembre 1943. Nel 1945 Lussu fu ministro nel Governo Parri e nel primo governo De Gasperi. Eletto all’Assemblea costituente nel 1946, fu tra i membri della Commissione dei 75, incaricata di redigere la Carta costituzionale della Repubblica italiana. Dal 1948 al 1968 fu senatore per quattro legislature, militando nel Partito Socialista Italiano e infine nel Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria.
Il Lussu combattente, rivoluzionario non può però essere scisso dal Lussu scrittore. Una scrittura a cui affidò il compito di testimonianza autobiografica e di riflessione storica e a cui non si sottrasse mai, come dimostrano alcune delle sue opere più famose: “La catena” (1930), “Marcia su Roma e dintorni” (1936), “Teoria dell’insurrezione” (1936); “Un anno sull’Altipiano” (1938). Ecco allora che, proprio attraverso il coraggio dell’azione e la forza della scrittura, Emilio Lussu rimane uno dei più importanti simboli e tra i più autorevoli modelli di riferimento di quell’Italia libera e repubblicana che grandi personaggi come lui hanno reso possibile.
Il relatore
Alberto Cabboi è direttore del Museo storico “Emilio e Joyce Lussu” di Armungia, dove coordina le attività di ricerca, valorizzazione e divulgazione dedicate alla figura di Emilio e Joyce Lussu; cura percorsi di visita, progetti educativi, mostre temporanee, iniziative scientifiche e collaborazioni con istituti culturali italiani e internazionali, volti a valorizzare l’eredità culturale di Emilio e Joyce Lussu, consolidando il ruolo del museo di Armungia come centro di riferimento per gli studi lussiani. Nel corso della sua attività ha promosso importanti progetti di valorizzazione del patrimonio documentario del museo, tra cui la realizzazione dell’Archivio storico multimediale e numerose esposizioni dedicate alla Grande Guerra, alla Brigata Sassari e alla vicenda politica e intellettuale di Emilio Lussu. È autore di saggi e curatore di volumi dedicati a Emilio Lussu. In collaborazione con Gian Giacomo Ortu ha curato il volume “Emilio Lussu, storia, memoria e narrazione. L’esperienza narrativa nella corrispondenza con Gaetano Salvemini” (FrancoAngeli, 2025).
