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Le Occasioni Ritrovate

Le Occasioni Ritrovate

Ciclo di incontri letterari e percorsi di narrazione per diventare lettori (e scrittori) consapevoli

Il ciclo di incontri letterari “Le occasioni ritrovate”, che è iniziato a settembre 2021, ha il proposito di ridare degna attenzione a quegli scrittori del ’900 italiano che hanno rappresentato un momento importante all’interno del panorama culturale del XX secolo, e che riteniamo debbano essere recuperati alla nostra memoria per raggiungere una maggiore consapevolezza dell’essere sia scrittori che lettori.

Ecco allora che il nostro piccolo contributo è quello di dare di nuovo voce a quella “letteratura di parola” in cui centrale è la ricerca espressiva e stilistica. Una parola che, recuperata nella sua purezza semantica, fonetica e musicale, diventa nuova: uguale a se stessa ma anche elemento perturbante e di fascinazione.

Gli incontri, su piattaforma online, saranno gratuiti, si svolgeranno una volta al mese e saranno tenuti professori universitari, critici letterari e studiosi dei singoli scrittori che verranno di volta in volta proposti. 

Gli incontri si terranno in diretta sul nostro canale YouTube, è sufficiente iscriversi al nostro canale, e poi cliccare sulla campanella per attivare le notifiche delle dirette.

Sulla pagina del canale stesso potrai trovare il conto alla rovescia per l’inizio dell’evento. Fai clic sul pulsante “Imposta promemoria”.

Il promemoria viene impostato nel momento in cui si fa clic sul pulsante. Ti verrà inviata una email da YouTube e potrai visualizzare il promemoria anche da App.

Calendario incontri

Paolo Volponi, un intellettuale rinascimentale del Novecento

La traiettoria biografica e letteraria di Paolo Volponi (Urbino, 6 febbraio 1924 – Ancona, 23 agosto 1994) coincide con gli snodi storici decisivi del nostro Paese e percorre gli anni che vanno dal Fascismo fino al crollo del muro di Berlino. Paolo Volponi non è stato solo uno scrittore, ma anche un manager, un collezionista d’arte e uomo politico.

La sua produzione narrativa può essere letta come il lento, ma inesorabile evolversi di un Paese che da agricolo si trasforma in industriale con tutte le conseguenti aporie e contraddizioni del caso, fino ad arrivare a un capitalismo di genere finanziario, in cui l’industria e gli operai sembrano sparire per lasciare spazio a speculazioni e a nuovi tipi di sfruttamento.

In Paolo Volponi la cultura umanistica e la cultura tecnico-scientifica si fondono in un rinnovato universalismo rinascimentale, che poi è specchio della sua città d’origine, Urbino, gioiello urbano di cui lo scrittore sembra esserne degno figlio ed erede.

Info

Scopriremo Paolo Volponi con Piergiorgio Mori, attualmente insegnante di Italiano presso il liceo George Baritiu di Cluj Napoca su incarico del Ministero degli Esteri italiano. E’ autore del saggio “Scrittori nel boom. Il romanzo industriale negli anni del miracolo italiano” ed è uno degli autori del volume “Italian Industrial Literature and Film. Perspectives on the Representetion of Postwar Labor and film” uscito nel 2021 per i tipi della Peter Lang Publishing.

Il caso editoriale Dante Arfelli e i suoi personaggi “superflui”

Dante Arfelli (Bertinoro, 5 marzo 1921 – Ravenna, 9 dicembre 1995), professore di scuola della provincia romagnola e Premio Venezia (1949) con I superflui, divenne in breve tempo protagonista della scena letteraria internazionale, e il romanzo vincitore scalò le classifiche dell’immenso mercato editoriale statunitense.
Eppure su questo scrittore, schivo e appartato, da troppo tempo si abbatte come una condanna implacabile, con un torto imperdonabile, il silenzio dell’editoria italiana. E in effetti è proprio il silenzio ciò che contraddistingue Dante Arfelli, scrittore solitario che dà voce e rende dignità a quegli anti-eroi che vivono lontani dai grandi riflettori della Storia. Nell’Italia del dopoguerra sempre più sedotta dallo scintillio degli oggetti di massa, ben diversa è l’esistenza a margine di questi personaggi, che accettano su di sé il sapore amaro della povertà, della malattia, del fallimento.
E’ una “poetica della disillusione” che attanaglia lo stesso Arfelli, sempre più isolato e preda di quel male oscuro che lo avrebbe portato a trascorre gli ultimi giorni di vita negli ambienti sereni e silenziosi di quella casa di riposo di Ravenna, dove si sarebbe spento a 74 anni.

“Però Luca sentiva che c’era qualcosa che lo spingeva via e neppure lui sapeva bene che cosa fosse: forse la noia degli anni trascorsi sempre nello stesso luogo. Così partiva, pur senza farsi illusioni”

Da “I Superflui”

Info

Marco Sangiorgi ha insegnato materie letterarie in istituti d’istruzione secondaria delle province di Treviso e di Ravenna. Si occupa di letteratura e critica letteraria; suoi saggi critici sono apparsi su diverse riviste specializzate. Collabora con le Edizioni del bradipo, che ha contribuito a fondare nel 1989.Cura e organizza la rassegna culturale “Caffè Letterario” di Lugo, attiva fin dal 2005. Ha pubblicato: Il giallo italiano come nuovo romanzo sociale (Ravenna, Longo, 2004); L’allodola del mio villaggio. Didattica della poesia e della lirica haiku (Ravenna, D. Montanari, 2006); Pare…letteratura. Neo-italiano, blog, paraletteratura e altre forme selvagge di comunicazione (Ravenna, Longo, 2008); Giovani scrittori a Cesenatico. Arfelli, Casali, Montesanto, Panunzio (Ravenna, Longo, 2008).

Guido Morselli, il genio segreto del Novecento italiano

Su Guido Morselli (Bologna, 15 agosto 1912 – Varese, 31 luglio 1973), lo scrittore incompreso e dimenticato, grava il peso del “gran rifiuto” editoriale. Filosofo solitario, scrittore-saggista, ecologista ante litteram, è un unicum nella letteratura italiana del Novecento. Il suo è un viaggio, tra le pagine della storia, della filosofia e della scrittura, alla continua ricerca di un senso all’esistere. Guido Morselli ha fatto della letteratura un’esperienza di vita e la vita, attraverso il piano della realtà e della finzione narrativa, viene presentata e colta nei suoi aspetti più nascosti. Ecco allora affiorare, nei suoi romanzi, il mondo della chiesa, il comunismo, gli amori e la morte, il ventaglio dei possibili, la storia e il suo contrario, il suicidio. Fino a immaginare la dissoluzione del genere umano in Dissipatio H.G., il suo capolavoro. Pochi mesi dopo la stesura di Dissipatio H.G., Guido Morselli scelse quel gesto finale, quel colpo di pistola, la ragazza dall’occhio nero, che avrebbe portato questo intellettuale a entrare da genio postumo e incompreso nel panorama della letteratura novecentesca.

“Tutto è inutile. Ho lavorato senza mai un risultato” (Diari, XIII, 6.11.1959)

Info

Linda Terziroli si è laureata in Lettere Moderne all’Università degli Studi di Milano, con una tesi dedicata al tema dell’amore e della morte nell’opera di Guido Morselli. Ha fondato, nel 2008, insieme al poeta e scrittore Silvio Raffo, il Premio letterario Guido Morselli e ha ideato la mostra permanente all’interno della Casina Rosa, dimora dello scrittore, a Gavirate. Curatrice dei volumi Lettere ritrovate (NEM, 2009), Guido Morselli. Una rivolta e altri scritti 1932-1966 (Bietti, 2012), Guido Morselli, un Gattopardo del Nord (Macchione, 2016), ha scritto Un pacchetto di Gauloises. Una biografia di Guido Morselli (2019, Castelvecchi) si è occupata dello scrittore in diversi saggi e articoli. Ha collaborato con “La Provincia di Varese” e con “Lombardia Nord Ovest”, “Linkiesta”, “L’Intellettuale dissidente”, “Dissipatio”. Attualmente collabora con Pangea.news.

Tommaso Landolfi. Risvolto bianco per desiderio dell’autore

Tommaso Landolfi (Pico, 9 agosto 1908 – Ronciglone, 8 luglio 1979), intellettuale aristicratico ed elitario, è sicuramente una delle gemme preziose della letteratura del Nocevento italiano.

Ben lontana dai propositi ideologici e politici della narrativa neorealista, la sua scrittura, ora arcaica e desueta, ora alta e raffinata, si innalza verso il mondo dell’alterità e del “fantastico”. Ma il tema del fantastico e del tenebroso, dell’orrido e dell’irrazionale, non è fine a se stesso, diventa semmai una precisa modalità espressiva attraverso cui Landolfi mostra la realtà al di là della sua apparenza, al di là della sua ordinarietà. Ecco allora svelarsi una sorta di lucido e disperato cinismo intellettuale: la scrittura landolfiana non vuole essere consolatoria né offrire vie di fuga. È un’apertura, una finestra spalancata su quell’ “ignoto”, su quell’ “imponderabile” a cui il lettore è invitato ad affacciarsi. E che subito dopo viene richiusa. Lasciando così in bilico, sull’orlo del precipizio, domande che rimarranno senza risposta.

“In ogni caso stiano, i lettori, a quanto loro si comunica, e non cerchino di penetrare le intenzioni dell’autore, sovente a lui stesso oscure”

Da: “Questioni d’orientamento”, in Tommaso, Landolfi, Le più belle pagine, Adelphi 2001

Info

Giovanni Maccari, scrittore e critico letterario, ha curato per la casa editrice Adelphi la pubblicazione delle opere di Tommaso Landolfi. E’ autore di racconti e di saggi su scrittori italiani, tra cui Giuseppe Pontiggia e Guido Piovene. Si occupa di letteratura russa: ha curato il volumetto La lettura – Kaštanka (traduzione di Tommaso Landolfi, Adelphi, 2012) di Anton Cechov, e l’edizione del racconto Nemici (traduzione di Leone Ginzburg), per l’editore Quodlibet.  E’ autore dei romanzi Gli occhiali sul naso. Vita romanzesca di Isaak Babel’ e dei suoi anni tempestosi (Sellerio 2011); e Vita di Lidia Sobakevic (Pendragon 2015).

Paola Masino, il realismo magico “della massaia”

Colta, emancipata, raffinata ed elegante, Paola Masino (Pisa, 20 maggio 1908 – Roma, 27 luglio 1989) è a pieno titolo una delle scrittrici del Novecento italiano che ancora oggi rivela tutta la sua attualità.  Intellettuale eclettica, prende le distanze  dal perbenismo ipocrita dell’Italia fascista sfidando, con la sua esperienza di vita e attraverso la scrittura,  quegli stereotipi sociali che relegavano il ruolo della donna all’interno delle asfittiche  mura domestiche.

La scrittura con Paola Masino diventa così strumento di denuncia delle storture della società piccolo-borghese. Una scrittura straniante, che si arricchisce di metafore e allusioni e che si muove tra il grottesco di Savinio, l’astrazione metafisica di De Chirico e la magia del realismo bontempelliano. Una prosa dunque che, nell’esattezza del dettaglio e nella lucidità  descrittiva di ogni singolo particolare,  coglie la realtà al di sotto della sua patina convenzionale, proprio lì dove si nasconde l’assurdo. E in questo palcoscenico, che è la vita, si muovono i suoi personaggi che si raccontano nelle loro ossessioni, nelle loro manie, nelle loro fragilità.

In questo complesso universo espressivo, si racchiude la potenza narrativa di Paola Masino che fa del linguaggio letterario lo strumento indagatore (e di riflessione) del mondo circostante.

Info

Barbara Gizzi è nata a Roma dove vive e lavora. Laureata in Lettere conseguita presso l’Università “La Sapienza”, ha poi vinto un dottorato di ricerca in Italianistica. È stata cultore della materia del Corso di Laurea in Studi Italiani; è stata membro della Commissione Prosa del Ministero per i Beni e le Attività culturali. E’ autrice di diversi saggi letterari; è autrice di programmi per Rai Educational e Sky; ha scritto per la Rai lo sceneggiato radiofonico “Espresso Siracusa – Milano”; si è occupata di critica teatrale; è docente, autrice teatrale, sceneggiatrice e regista; ha fondato, con Massimo Cimaglia, la società “Terra Magica Arte e Cultura” impegnata nella valorizzazione dell’area mediterranea attraverso il teatro, il cinema, l’arte. 

Gesualdo Bufalino e il gioco seduttivo del linguaggio

Gesualdo Bufalino, nato a Cosimo nel 1920 (RG) è uno dei principali rappresentanti della letteratura italiana contemporanea.

Che cosa rappresenta per noi Gesualdo Bufalino e perché ancora deve essere ricordato?

Gesualdo Bufalino ha posto al centro della sua narrativa il tema del ricordo e della memoria, ha saputo portare la narrativa italiana a livelli alti di sperimentazione linguistica; una sperimentazione non fine a se stessa ma sempre attenta al gioco seduttivo del linguaggio, alla scelta sofisticata, ricercata, mai banale di parole che, nelle sue opere, si caricano di una valenza anche musicale e fortemente visiva.

Rimasto esordiente fino all’età di 61 anni, pubblicò il suo primo romanzo nel 1981 con Diceria dell’untore che gli valse il Premio Campiello. Nel 1988 vinse il Premio Strega con Le menzogne della notte.

Info

Scopriremo a fondo Gesualdo Bufalino insieme a Giuseppe Digiacomo, Presidente della Fondazione Bufalino.

Silvio D’Arzo, una vita a “casa d’altri”

Silvio D’Arzo (Reggio Emilia, 6 febbraio 1920 – 30 gennaio 1952), una delle personalità più isolate nel e dal panorama letterario del dopoguerra. può essere ormai considerato uno scrittore-cult.

E’ la “brevità” la cifra esistenziale che caratterizza questo scrittore: la brevità di una vita prematuramente stroncata dalla leucemia, la brevità del periodo della sua rivalutazione editoriale post-mortem, la brevità dei suoi racconti.

Nonostante questo,  Silvio D’Arzo rimane uno degli scrittori più importanti del secondo ‘900 italiano.

Personaggio “anomalo” nel periodo fascista in cui è cresciuto – dove primeggiavano il superomismo e il narcisismo dannunziani -, D’Arzo prende le distanze anche dall’impegno civile e politico del Neorealismo. E proprio quell’eccesso di “scrupolo”, quel senso di estraneità alla vita, quell’essere inafferrabile caratterizzano la meteora esistenziale di questo scrittore.

E da qui può iniziare il viaggio all’interno del suo mondo letterario dove i protagonisti, ben lungi dall’essere illuminati dai riflettori della Storia, conducono vite appartate, marginali, ma significative  nel loro semplicemente “esserci”. 

Beh, Vivono. Vivono e basta, mi pare” (S.D’Arzo, Casa d’altri, p.7, Einaudi 1980).

Info

Roberto Carnero insegna Letteratura italiana presso il Dipartimento di Interpretazione e Traduzione dell’Università di Bologna (Campus di Forlì). È critico letterario ed editorialista per varie testate, tra cui “Avvenire”, “Il Piccolo”, “Il Sole 24 Ore”, “Famiglia Cristiana”. Tra i suoi ultimi libri, pubblicati da Bompiani: Il bel viaggio. Insegnare letteratura alla Generazione ZLo scrittore giovane. Pier Vittorio Tondelli e la nuova narrativa italiana; Morire per le idee. Vita letteraria di Pier Paolo Pasolini. Sempre per Bompiani, ha curato, di Guido Gozzano, Verso la cuna del mondo. Lettere dall’India e, di Silvio D’Arzo, Essi pensano ad altro e Casa d’altri e altri racconti. Presso Giunti TVP – Treccani è autore, con Giuseppe Iannaccone, di una fortunata storia della letteratura italiana con antologia di testi per il triennio delle scuole superiori, la cui editio maior si intitola Vola alta parola

Fausta Cialente. La scrittura come strumento di lotta in nome della libertà e della giustizia, sociale e politica

Fausta Cialente (Cagliari, 1898-Pangbourne, 1994) può essere considerata una delle scrittrici italiane più importanti del Novecento italiano e una delle figure intellettuali più significative della cultura europea.

Narratrice, giornalista militante e radiofonica, traduttrice, insieme a Sibilla Aleramo è stata tra le prime ad appoggiare la causa femminile in Italia e a farsi promotrice del femminismo moderno. La vita da apolide, la sua famiglia triestina, il suo periodo egiziano ad Alessandria, i viaggi in Europa e il suo rapporto con Trieste, la Resistenza, l’impegno anti-fascista e la decolonizzazione: questi i temi centrali che ritornano nell’arco della sua produzione letteraria, che si nutre della sua cultura multietnica e cosmopolita.

Ricordare e conoscere le opere di Fausta Cialente significa dare il necessario riconoscimento innanzitutto a una donna che ha trovato nella parola letteraria, ricercata e precisa, delicata e lucida, a volte esoterica, a volte fiabesca, quella libertà espressiva che diventa strumento di lotta in nome della libertà, della giustizia, sociale e politica.

Info

Scopriremo questa grande scrittrice con Valentina Di Cesare, professoressa di Lettere, insegnante di Lingua italiana a studenti stranieri presso il Politecnico di Milano ed esaminatrice PLIDA per la Società Dante Alighieri. Ha pubblicato i romanzi Marta la sarta (Tabula Fati 2014) tradotto in lingua romena e in lingua tedesca, L’anno che Bartolo decise di morire (Arkadia, 2019) e il racconto lungo Le strane combinazioni che fa il tempo (Urban Apnea 2018) recentemente tradotto in inglese.

Luigi Malerba, il grande sperimentatore linguistico

Abile giocatore di parole, inventore di nuove strutture della narrazione, astuto costruttore di mondi semantici, Luigi Malerba (1927-2008) è uno dei principali scrittori della letteratura italiana della seconda metà del ‘900.

Centrale nell’universo narrativo malerbiano è l’importanza assegnata alla parola: una parola ricercata, preziosa, materica, antica ma nello stesso tempo trasformata e deformata.

E proprio da queste continue deformazioni linguistiche, nel divertissment con cui Malerba piega le parole scaturisce l’ironia, altro segno distintivo della sua scrittura. Un’ironia che emerge proprio lì dove subentra l’assurdo, il non-sense dissacrante, il paradosso: strumenti linguistici che Malerba utilizza non come gioco fine a se stesso, ma anche e soprattutto per cercare un nuovo senso da dare alla realtà.

Info

Scopriremo a fondo Luigi Malerba con Francesco Muzzioli, professore prima di “Letteratura italiana moderna e contemporanea” e poi di “Teoria della letteratura” della Facoltà di Lettere presso l’Università di Roma “La Sapienza”. F. Muzzioli è autore, tra gli altri, di saggi sulle avanguardie italiane degli anni Sessanta, su monografie su Pasolini, Éluard e Malerba.

Tra i suoi studi, oltre alle ricostruzioni della fortuna critica di Michaelstedter e Saba, uno spazio è stato dedicato alla letteratura fantastica e all’allegoria. All’attività del critico Francesco Muzzioli affianca anche l’interesse per la poesia. Dirige il blog letterario “Critica integrale”.

Scrittori nel boom: Ottiero Ottieri (1924-2002) e Paolo Volponi (1924-1994)

L’Italia tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta muta volto: da paese essenzialmente agricolo e rurale si trasforma in uno dei Paesi più industrializzati al mondo. Ma come tutte le crescite improvvise non mancano scompensi e storture:  il crescente divario tra Sud e Nord, la perdita dell’innocenza con una società che si fa più cinica e disincantata, il consumismo che rende il Paese più materialista e alienato. Inoltre, una consistente fetta della società che è tagliata fuori da questo apparente Bengodi comincia a gridare la propria rabbia rabbia che esploderà in quegli anni di piombo che insanguineranno l’Italia degli anni Settanta. A denunciare le suddette storture e a sottolineare i cambiamenti di quella società sono soprattutto due, appartenenti al cosiddetto filone della Letteratura industriale: Ottieri e Volponi. Sono anni in cui la letteratura aveva un dialogo importante con la società e ne sapeva scrutare le evoluzioni e i lati oscuri. Proprio sotto questa luce vanno rivisti questi due autori in particolare e le loro denunce ancora oggi estremamente attuali in un contesto in cui le tematiche di quei romanzi, dalla disoccupazione al mobbing, dalla condizione femminile all’emigrazione per non tacere delle morti sul lavoro rappresentano purtroppo ancora una parte importante della cronaca dei nostri giorni.

Info

Scopriremo a fondo Paolo Volponi e Ottiero Ottieri con Piergiorgio Mori, attualmente insegnante di Italiano presso il liceo George Baritiu di Cluj Napoca su incarico del Ministero degli Esteri italiano. E’ autore del saggio “Scrittori nel boom. Il romanzo industriale negli anni del miracolo italiano” ed è uno degli autori del volume “Italian Industrial Literature and Film. Perspectives on the Representetion of Postwar Labor and film” uscito nel 2021 per i tipi della Peter Lang Publishing.