Giovedì 25 settembre 2025, ore 18:00
Giovanni Testori
una vita tra parola e immagine
L’autore
Giovanni Testori (Novate Milanese, 12 maggio 1923 – Milano, 16 marzo 1993), intellettuale dalla personalità complessa e sfaccettata, ha segnato profondamente il panorama artistico e letterario del Novecento. La sua opera, che si sviluppa nell’arco di oltre cinquant’anni di intensa attività, dopo l’esordio come critico d’arte e pittore al centro del dibattito sul Realismo, abbraccia la narrativa (si ricordano Il Dio di Roserio, 1954; Il ponte della Ghisolfa, 1958; La Gilda del Mac Mahon, 1959; Il fabbricone, 1961), la poesia (tra cui I trionfi, 1965; Nel tuo sangue, 1973), la drammaturgia (con opere quali La Maria Brasca, 1960; L’Arialda, 1960; la Trilogia degli Scarozzanti con L’Ambleto, 1972; Macbetto, 1974; Edipus, 1977; la cosiddetta “Branciatrilogia” Confiteor, 1985, In exitu, 1988 e Verbò, 1989), la critica d’arte, con il Gran teatro montano, 1965, il Realismo in Germania, 1971 o il Seicento lombardo, 1973, fino alla critica militante dedicata alla giovane pittura tedesca degli anni Ottanta e ad autori come Varlin o G. Sutherland.
Decisivo nel suo percorso fu l’incontro nel 1951 con Roberto Longhi, e all’interno dell’orizzonte longhiano si intreccia il legame tra Giovanni Testori e Pier Paolo Pasolini, entrambi allievi del grande critico d’arte e segnati da una comune impronta gaddiana. Giovanni Testori parla attraverso le immagini e rappresenta visivamente attraverso le parole. E proprio il linguaggio segnico e quello iconico sono elementi comprimari nella definizione di una poetica che via via l’autore definisce lungo il suo percorso artistico, letterario e drammaturgico. Una poetica che non può prescindere e non può essere compresa se non in riferimento alla riscoperta testoriana dell’arte dei Sacri Monti (1523-1761) propri delle valli lombardo-piemontesi – luoghi familiari nella biografia testoriana –, ed espressione autentica di una religiosità popolare che trova in Gaudenzio Ferrari e Tanzio da Varallo i suoi più alti esponenti.
Da questo “teatro montano”, insieme sacro e domestico, arcaico e primitivo, prende forma l’arte testoriana. Un’arte che – sia sulla pagina scritta che sul palcoscenico – diventa teatro dei derelitti, di quei guitti che, dannati e “poveri cristi”, accettano su di sé la condanna della disperazione. E perfettamente aderente a questo mondo è il dialetto, una lingua viva e materica, con una grammatica, una sintassi e un lessico propri, che affondano le radici in una corporeità primitiva e plebea, proprio come sono raffigurati gli “attori” che si animano nelle cappelle dei Sacri Monti.
Nell’universo testoriano anche i personaggi femminili esibiscono una natura bestiale, selvaggia, disperatamente carnale. Eccole, memorabili, Maria Brasca, Gilda, Arialda, la Monaca di Monza, Erodiade, Felicita. Donne valchirie e nello stesso tempo disperate, ribelli e libere, che hanno reso, anche loro, Giovanni Testori uno degli autori italiani più ripudiati ma anche più amati del Novecento.
Il relatore
Davide Dall’Ombra, curatore scientifico e conservatore della Raccolta di dipinti e disegni, della Biblioteca d’arte – che conta oltre 15.000 volumi – e del Fondo Testori, dal 2010 ricopre anche la carica di direttore di Casa Testori. Tra le sue principali pubblicazioni si ricordano Giovanni Testori (Gribaudo, 2000), scritto con Fabio Pierangeli; Giovanni Testori. Una vita appassionata (Silvana Editoriale, 2003); e Pasolini a casa di Testori. Dipinti, disegni, lettere e documenti (Casa Testori, 2012), realizzato in collaborazione con Giovanni Agosti.
Davide Dall’Ombra è docente di Storia della Critica d’arte presso l’Università Cattolica di Milano. Collabora come editorialista, recensore e curatore di articoli d’arte per diverse teststr, tra cui l’inserto culturale “Alias” de «il manifesto» e per «Il Giornale del Popolo» . Inoltre, dal maggio 2015 al luglio 2018, ha fatto parte del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Museo Poldi Pezzoli.
