Mercoledì 18 dicembre 2024, ore 18:00
Guido Piovene
il suo complesso mondo intellettuale tra giornalismo e letteratura
L’autore
Vincitore nel 1970 del Premio Strega, Guido Piovene (Vicenza, 27 luglio 1907 – Londra, 12 novembre 1974) rappresenta una figura centrale e complessa del panorama culturale italiano del Novecento. Intellettuale poliedrico, non si limitò alla scrittura letteraria, ma la sua eclettica attività culturale lo impegnò anche come traduttore, giornalista e saggista. Sebbene la sua iniziale adesione al fascismo e all’antisemitismo lo abbia reso una figura politicamente controversa, la sua voce resta imprescindibile per comprendere le dinamiche politiche, sociali e culturali dell’Italia del XX secolo. Di origini aristocratiche e cresciuto all’insegna di un rigido moralismo cattolico, Piovene non ha mai smesso di indagare, attraverso la finzione narrativa e la scrittura di verità, nei recessi anche più ambigui e contraddittori dell’esperienza umana.
I suoi personaggi letterari, còlti in bilico tra vizi e virtù, verità e menzogna, peccato e senso di colpa – (descritti in opere come La vedova allegra, 1931; Lettere di una novizia, 1941; La Gazzetta Nera, 1943; Pietà contro pietà, 1946; I falsi redentori 1949; Le Furie, 1963; Le stelle fredde, Premio Strega 1970, Verità e menzogna, 1975) – non possono essere separati dall’autore di articoli giornalistici, saggi (di cui si ricordano Processo dell’Islam alla civiltà occidentale, 1957; La coda di paglia, 1962; Idoli e Ragione, 1975) e di reportage, come De America (1953), Madame la France (1967), Viaggio in Italia (1957-1967).
Inoltre, le sue collaborazioni con riviste prestigiose (come ad esempio «Pegaso», «Solaria», «Epoca», «L’Espresso») e con importanti giornali, quali «Il Corriere della Sera» e «La Stampa», testimoniano il suo ruolo di primo piano nel giornalismo italiano. Anche i suoi viaggi come corrispondente estero in città come Parigi e Londra e la fondazione, nel 1974, del «Giornale Nuovo», insieme a Indro Montanelli, segnano un ulteriore tassello della sua influenza culturale.
Mosso da un inderogabile “imperativo categorico” di sapore kantiano, Piovene, nell’urgenza di capire, è entrato nel magma del vivere, lo ha visto e ce lo ha descritto. Protagonista di una società in divenire, ne ha saputo riconoscere la bellezza anche nelle sue ambiguità. E, moderno Montaigne, ce l’ha raccontata in quel meraviglioso “grand tour” che è il suo Viaggio in Italia, “questo inventario delle cose italiane”, ancora oggi considerato il più completo e unico nel suo genere.
Il relatore
Giovanni Maccari ha pubblicato i romanzi Gli occhiali sul naso (Sellerio 2011) e Vita di Lidia Sobakevič (Pendragon 2015) il primo incentrato sullo scrittore Isaak Babel’, il secondo ispirato alle vicende dell’emigrazione russa in Italia all’indomani della rivoluzione. Ha curato poi Nikolaj Gogol’ nei ricordi di chi l’ha conosciuto (Quodlibet, 2022), una scelta di testimonianze su Gogol’ corredata da una sorta di biografia narrativa. Come critico si è occupato di scrittori italiani e stranieri: ha curato diverse opere di Tommaso Landolfi (Diario perpetuo, 2012; I russi, 2015; Racconti impossibili, 2017, tutti editi da Adelphi); gli scritti letterari di Guido Piovene (Il lettore controverso, Aragno 2009); una curiosa riscrittura di un racconto russo da parte di Renato Fucini (Il bambino di gommelastica, quodlibet “Note azzurre”, 2021) traduzioni da Čechov a opera di Landolfi (La lettura. Kaštanka, Adelphi 2012) e di Leone Ginzburg (Nemici, Quodlibet “Note azzurre”, 2014). Ha scritto articoli e saggi per diversi giornali, supplementi letterari («L’indice dei libri», «Alias», più di recente «il Tascabile») e riviste accademiche («Paragone», «Rassegna della letteratura italiana», «Strumenti critici»). Suoi racconti sono apparsi su riviste e almanacchi, il più recente Buon Natale perfidia, Exorma, 2023.
