Giovedì 21 novembre 2024, ore 18:00
Giuseppe Dessì
il “senso del tempo” tra Flaubert e Proust
L’autore
Vincitore del Premio Strega 1972, Giuseppe Dessì (Cagliari 7 agosto 1909 – Roma 6 luglio 1977) è uno degli scrittori più significativi del Novecento italiano. La sua produzione comprende romanzi (a partire da San Silvano, 1939), raccolte di racconti (a partire da La sposa in città, 1939), una favola (Storia del principe Lui, 1949), testi teatrali (Racconti drammatici [La giustizia, Qui non c’è guerra] Eleonora d’Arborea, 1964). La trincea, in forma di sceneggiato, inaugurò il 4 novembre 1961 il nuovo canale di Rai 2.
Narratore complesso e irriducibile a qualsiasi corrente letteraria, collaboratore di importanti riviste letterarie, tra le quali «Letteratura», «Rinascita», «Botteghe oscure», «Il Ponte», Giuseppe Dessì fin dalla giovinezza si avviò lungo un percorso culturale e filosofico che, passando per il determinismo leibniziano, il monadismo di Spinoza, la scoperta dell’idealismo e la lezione proustiana, nutre il sostrato teoretico-letterario di una poetica e di una scrittura intesa come strumento di conoscenza nella “proiezione fantastica” della realtà. Se in una prima fase (San Silvano) Dessì ci presenta una visione soggettiva, lirica, atemporale di quella Sardegna alla quale “il magistero proustiano offre tutte le risorse della memoria” (così nell’intervista rilasciata a Claudio Toscani), successivamente, a partire da Michele Boschino (1942) – nel desiderio di “entrare in comunione con un mondo sociale” – la sua narrativa si apre a una maggiore oggettività di matrice flaubertiana, che proseguirà con i romanzi: I passeri (1955, Premio Salento), La ballerina di carta (1957), Introduzione alla vita di Giacomo Scarbo (1959), Il disertore (1961, Premio Bagutta 1962); Paese d’ombre (1972).
Ecco dunque – ci suggerisce lo scrittore – il “continuo, mai sopito scontro delle due persone che sono in me, letterariamente parlando, dell’occhio volto all’interno – come dice Debenedetti – e della contemporanea vista oggettiva ed esteriore delle cose”. Mentre il “riandare indietro nella storia per trovare le ragioni della sete di giustizia di un popolo”, come in Paese d’ombre, rappresenta, secondo lo stesso Dessì, “il modo migliore di essere attuale, ed anche il modo migliore di fare politica”.
Il relatore
Anna Dolfi è professore emerito dell’Università degli Studi di Firenze e socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Tra i maggiori studiosi di Leopardi, leopardismo, ermetismo e di narrativa e poesia del Novecento (i suoi ultimi libri sono dedicati a Giorgio Caproni, Giorgio Bassani – di cui ha curato per Feltrinelli l’edizione commentata delle Poesie complete -, Antonio Tabucchi) ha progettato e curato volumi di taglio teorico e comparatistico sulle tematiche del journal intime, della scrittura epistolare, di malinconia e malattia malinconica, di nevrosi e follia, di alterità e doppio nelle letterature moderne, e raccolte sul tema dello stabat mater, la saggistica degli scrittori, la riflessione filosofica nella narrativa, il non finito, il mito proustiano, le biblioteche reali e immaginarie, il rapporto tra notturni e musica, letteratura e fotografia, ebraismo e testimonianza. Si è interessata a lungo di artisti nati in Sardegna, in particolare all’opera di Giuseppe Dessí, di cui ha curato l’edizione del romanzo postumo La scelta (1978), la raccolta degli scritti sulla Sardegna (Un pezzo di luna. Note, memoria e immagini della Sardegna, 1987/2006) e numerose ristampe per gli “Oscar” Mondadori e per Ilisso. Sua la cura dell’edizione francese di San Silvano e degli atti di un convegno fiorentino (Una giornata per Giuseppe Dessí, 2005). Fondamentale il suo libro sull’autore: La parola e il tempo. Giuseppe Dessí e l’ontogenesi di un “roman philosophique” (1977/2004). Ha presieduto il Comitato nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita e da circa un ventennio dirige il GRD, un gruppo di giovani ricercatori che si sono occupati di ordinamento e catalogazione del Fondo Dessí (conservato presso l’Archivio contemporaneo del Gabinetto Vieusseux di Firenze) pubblicando suoi testi, diari, corrispondenze.
