Giovedì 20 giugno 2024, ore 18:00
Goffredo Parise
e la sua eredità letteraria. Sguardi sulla contemporaneità
L’autore
“Una curiosità sempre insaziabile” caratterizza Filippo, l’io narrante de L’odore del sangue, ed è la stessa insaziabile curiosità che spinge Goffredo Parise (Vicenza 1929 – Treviso 1986) ad avventurarsi non solo per le vie del mondo (famosi i suoi reportages, tra cui Cara Cina, 1966, Due, tre cose sul Vietnam, 1967; Guerre politiche, 1976) , ma anche dentro la complessità e il mistero dell’esistere.
Scrittore, giornalista, autore di sceneggiature (per film di Roberto Rossellini, Mauro Bolognini, Federico Fellini, Marco Ferreri) e di testi teatrali (L’assoluto naturale, 1967), Goffredo Parise a soli 22 anni fece il suo debutto nel mondo della letteratura con il “metafisico” Il ragazzo morto e le comete, e a cui avrebbero fatto seguito opere che definiscono la narrativa di uno dei protagonisti più liberi e anticonformisti Novecento letterario.
E quello che ci racconta nelle sue “favole” “vere” è quel labile confine tra vita e morte, realtà e mistero, quel rapporto fra l’uomo e le cose “che non è solo razionale ma anche sentimentale”, ci spiega lo scrittore. Un mondo narrativo che Geno Pampaloni, in un articolo del 1966 – riportato da Claudio Altarocca in Goffredo Parise (Il Castoro 1972) – aveva suddiviso in 3 precise linee stilistiche: quella “lirico-surreale del mondo dell’adolescenza” (Il ragazzo morto e le comete, 1951, La grande vacanza, 1953); quella “post-neorealista, con forti dosi d’ironia, dei vizi della provincia” (Il prete bello, 1954, Premio Viareggio; Il fidanzamento,1956; Amore e fervore, 1959, poi, nel 1973, intitolato Atti impuri), e la terza, caratterizzata dalla “fantasia del mostruoso che si annida nei rapporti umani di una società maledetta” (Il padrone, 1965, Premio Viareggio; L’odore del sangue, Il crematorio di Vienna, 1969, Premio Campiello).
Autore di “poesie in prosa”, veri e propri capolavori racchiusi nei Sillabari, autore di uno dei primi bestseller del dopoguerra (Il prete bello) e Premio Strega nel 1982 con Sillabario n.2 (era già uscito Sillabario n.1 nel 1972), Goffredo Parise con la sua poetica del “dettaglio” definisce l’idea di una scrittura che non vuole spiegare, ma che lascia aperto quel “margine di discrezione”, quella “componente interrogativa” e segreta che fa parte della vita e che ancora oggi provoca riflessioni e suscita emozioni in noi, lettori contemporanei.
Il relatore
Silvio Perrella è nato a Palermo e vive tra Napoli e Roma, provando a tornare nella sua città natale quando può. Ha all’attivo una ventina di libri nei quali ha mescolato la critica letteraria all’arte dell’immaginazione individuale. I suoi titoli più recenti sono Petraio (La nave di Teseo) e Metronomi sotto i tavoli (ilfilodipartenope). A Goffredo Parise ha dedicato Fino a Salgareda, uscito da Rizzoli nel 2003 e poi più volte ristampato. Ha anche curato e ideato molte sue opere, come, ad esempio, Quando la fantasia ballava il boogie e Lontano, entrambe edite da Adelphi. Una nuova edizione de L’odore del sangue è stata da lui allestita per la Bur Rizzoli. La sua voce si ascolta sia a RadioTre sia alla Radio svizzera italiana.
