Martedì 24 marzo 2026, ore 18:00
Enrico Pea
“scalpellatore di parole e di uomini”
L’autore
Enrico Pea, nato il 29 ottobre 1881 a Seravezza – piccolo borgo della Versilia in provincia di Lucca –, occupa una posizione del tutto singolare nella letteratura italiana del Novecento. Irriducibile a scuole o correnti, incarna una scrittura che nasce al di fuori dei canoni ufficiali della tradizione letteraria e che trova la propria autenticità in una lingua aspra e visionaria, insieme lirica ed espressionistica, profondamente autobiografica e per certi aspetti magica. La sua prosa si fonda su un impasto linguistico originale, caratterizzato da una sintassi “primitiva”, “paratattica”, “disarticolata”, come la definì Gianfranco Contini, e che suscitò l’interesse di Ezra Pound, il quale si propose di tradurre Moscardino, il romanzo d’esordio pubblicato nel 1922. Humus profondo della scrittura di Pea è però anche il racconto di una giovinezza segnata da povertà, traumi e lutti. Privo di una formazione scolastica regolare, il piccolo Enrico visse fin dall’infanzia esperienze dolorose che ne plasmarono in modo decisivo la visione del mondo: l’alluvione del 1885 che distrusse la casa paterna, la morte del padre in un incidente di lavoro e la conseguente condizione di grave precarietà economica, la perdita del fratellino Tito. A queste prove si aggiunsero gli anni trascorsi accanto al nonno, figura centrale nella sua formazione umana, modello di vita libera da norme e condizionamenti, destinata a riaffiorare nei romanzi maggiori come emblema di un’etica arcaica e contadina.
Se la Versilia ancestrale e dialettale rappresenta il grande serbatoio dei ricordi e delle emozioni, fu però Alessandria d’Egitto a segnare la svolta decisiva. Nella città cosmopolita Pea conobbe il giovane Giuseppe Ungaretti che lo aiutò nella ricerca dell’editore per la pubblicazione di Fole (1910), sua prima raccolta di racconti; e sempre ad Alessandria, attraverso il contatto con i gruppi di anarchici e socialisti che si riunivano nel suo magazzino soprannominato “Baracca Rossa”, Pea maturò una coscienza civile e politica già naturalmente schierata dalla parte degli emarginati, ma arricchita qui di nuove riflessioni religiose, attreverso anche la lettura della Bibbia. Poeta – si ricordano le raccolte Montignoso (1912) e Lo spaventacchio (1914) – e autore teatrale (di cui si annovera il “blasfemo” Giuda, 1918, poi ripudiato), Enrico Pea fu un uomo profondamente immerso nella sua contemporaneità: fu anche marinaio e imprenditore (a Viareggio, ad esempio, acquistò e diresse il teatro Politeama), organizzatore culturale, assiduo frequentatore dei caffè, luoghi privilegiati di scrittura e di incontro, dove si ritrovava con gli amici artisti e intellettuali tra i quali Lorenzo Viani, Giacomo Puccini, Giuseppe Prezzolini, Carlo Carrà, Eugenio Montale. Collaboratore per numerosi periodici, tra cui la «Gazzetta del Popolo», «Il Selvaggio» e «Pegaso», partecipò al Cenacolo della Repubblica di Apua con il soprannome di “Sacerdote degli Scongiuri”; fu inoltre ideatore del Premio Lerici e, tramite Giuseppe Ungaretti, entrò in contatto con l’ambiente vociano di Giovanni Papini, Giuseppe Prezzolini e Ardengo Soffici.
Il nome di Enrico Pea resta legato soprattutto a Moscardino, primo romanzo di una tetralogia che comprende Il Volto Santo (1924), Il servitore del diavolo (1931) e Magoometto (1942).
«La misura è quella che conta in tutte le cose. Se oltrepassi una certa misura, sei un’altra cosa da quella che eri prima», si legge ne Il Volto Santo. E proprio un modello umano e morale fu Pea per Ungaretti, che in una lettera del 1913 così scrisse: «Mi hai aiutato a comprendere in un modo personale la vita». Un tributo che conferma Enrico Pea come modello etico e letterario, la cui opera resta ancora oggi imprescindibile per comprendere la pluralità e la complessità della letteratura italiana del Novecento.
*La citazione presente nel titolo è tratta da: Eugenio Montale, All’amico Pea, in Montale. Tutte le poesie, Mondadori, “I Meridiani” 1984
Il relatore
Riccardo Donati insegna Letteratura Italiana alla Scuola Superiore Meridionale e all’Università di Napoli Federico II; si occupa di letteratura italiana ed euro-statunitense dal Settecento ai nostri giorni. Tra i suoi ultimi volumi Critica della trasparenza. Letteratura e mito architettonico (Rosenberg&Sellier, 2016), Apri gli occhi e resisti. Sull’opera in versi e in prosa di Antonella Anedda (Carocci, 2020), Il vampiro, la diva, il clown. Incarnazioni poetiche di spettri cinematografici (Quodlibet, 2022), Queste mie carte argute. Sei studi su Giuseppe Parini (Cesati, 2022). In preparazione un profilo intellettuale di Leo Spitzer. Nel 2013 l’Accademia Nazionale dei Lincei gli ha attribuito il premio “Giuseppe Borgia” per i suoi contributi sulla poesia.
