Giovedì 22 maggio 2025, ore 18:00

Giuseppe Bonaviri

un “fantastico” scrittore del Novecento

L’autore

Nato a Mineo, un piccolo paese della provincia di Catania, celebre per la sua tradizione di poeti vernacolari e culla di Luigi Capuana, non soltanto corifeo del Verismo ma anche scrittore di teatro e fiabista, Giuseppe Bonaviri (Mineo, 11 luglio 1924 – Frosinone, 21 marzo 2009) cresce  nella terra del verismo verghiano e diviene ben presto uno dei grandi protagonisti del Novecento italiano. La sua fama ha varcato i confini nazionali grazie alle numerose traduzioni delle sue opere, che spaziano dal romanzo al racconto alla poesia (alla quale, tra le altre, ha dedicato le raccolte Il dire celeste, 1979; O corpo sospiroso, 1982; Quark, 1982; I cavalli lunari, 2004). Più volte candidato al Premio Nobel, Bonaviri ha conquistato il pubblico internazionale con una narrativa a un tempo emozionante e ‘fantastica’. Attraverso la sua scrittura letteraria – che si arricchisce di un’ampia cultura che trascorre dal mito alla filosofia, dalla scienza al linguaggio popolare, dai racconti “saraceni” alle fiabe arabe –, il mineolo si avvia alla sfera del ‘fantastico’, unica possibilità espressiva per raccontare quel continuo e inarrestabile divenire che governa tutte le forme di vita secondo le leggi cosmiche. Di professione cardiologo, prima in Sicilia e poi a Frosinone, e collaboratore per testate giornalistiche quali «L’Unità», «Il Messaggero», l’«Avanti!», il «Corriere della Sera» «L’Osservatore Romano», esordisce nella collana vittoriniana dei Gettoni con Il sarto della strada lunga (1954), ambientato in quella Mineo che rappresenta un inesauribile serbatoio da cui attingere continuamente i ricordi della sua infanzia. Un’infanzia segnata dalla povertà, ma arricchita da storie antiche e straordinarie, e immersa in una natura che, insieme alla Sicilia arcaica e contadina, carica di magia e di ancestrale energia, rappresenta la colonna sonora dell’intera produzione letteraria dello scrittore siciliano. E se Il sarto della strada lunga “parte da un materiale neorealistico”, spiega Bonaviri, il suo valore poetico sta nella “raffigurazione panica”, in quel «senso delicatamente cosmico col quale l’autore rappresenta il piccolo mondo paesano», scrive Vittorini nel risvolto editoriale. Ecco allora che se la “sostanza naturalistica” tornerà ad esempio ne La contrada degli ulivi (1958), Il fiume di pietra (1964), Il treno blu (1978), altrove veniamo catapultati nel mondo del fantastico, del surreale e dell’immaginario con opere quali, ad esempio, La divina foresta (1969), Notti sull’altura (1971), L’isola amorosa (1973), Dolcissimo (1978), L’incredibile storia di un cranio (2006). «Natura e noi siamo la stessa cosa. È un circolo da cui non si esce», leggiamo in Martedina e Il dire celeste (1976). Ecco allora che la scrittura di Bonaviri, strumento principe per interrogarsi sui grandi quesiti filosofici ed esistenziali, si fa magmatica, in continua evoluzione: si condensa, si liquefà e svapora, accogliendo, ma senza poterle spiegare, le leggi dell’universo e della vita. Figura solitaria e distante dalle correnti principali della letteratura italiana del suo tempo, Bonaviri è un maestro nell’arte di costruire mondi letterari ricchi di sfumature e significati nascosti. Nella sua narrativa ha saputo intrecciare con rara delicatezza realtà e fantasia, riflessione e sentimento, offrendo ai lettori un’esperienza che, ancora oggi, continua a suscitare intense emozioni.

Il relatore

Nata a Torino, Maria Valeria Sanfilippo vive e insegna a Firenze. È laureata in Lettere, in Filologia e in Scienze della Comunicazione. È dottore di ricerca in Filologia Moderna presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche nell’Università di Catania. Ha conseguito, tra gli altri, il Premio Nazionale Luigi Capuana. È stato commissario di esami universitari e cultore di “Letteratura italiana”, “Letteratura teatrale italiana” e “Storia e critica del Cinema” presso l’Ateneo etneo. Nel corso degli anni ha coniugato la ricerca universitaria con l’insegnamento nella scuola secondaria e l’attività di giornalista pubblicista, collaborando con quotidiani e riviste specializzate di risonanza non soltanto nazionale. È membro di istituzioni accademiche e culturali tra cui l’iberico “Gruppo Investigatión Escritoras y Escrituras”, l’ADI (Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca), l’Istituto di Storia dello Spettacolo Siciliano.  Ha all’attivo i volumi La fortuna scenica di Luigi Capuana (ed. Sciascia), Giuseppe Bonaviri e le Novelle Saracene (ed. Aracne), Sebastiano Addamo. Il pensiero, il silenzio, la parola (ed. Aracne), Il giardino di Armida (ed. Thule), come pure numerose pubblicazioni su autori dell’Otto-Novecento, convegni in Italia e all’estero.

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