Martedì 27 febbraio 2024, ore 18:00

Goliarda Sapienza

rovesciare l’“autobiografia delle contraddizioni”, fuori dai luoghi comuni

L’autore

Il percorso artistico e letterario di Goliarda Sapienza (Catania, 10 maggio 1924 – Gaeta, 30 agosto 1996) si snoda attraverso teatro, cinema e letteratura, costituendo tre fasi evolutive di una maturazione continua e inquieta, improntata alla ricerca incessante di una propria identità. Oggi documenti d’archivio, carte e altri materiali – per lo più inediti e scoperti in questi anni – ridimensionano alcuni “luoghi comuni d’autrice” sinora dati per certi, amplificando il quadro (auto)biografico nel segno di una nuova lettura. Al centro di questo percorso si colloca sempre la parola, che ha assunto diverse sfaccettature lungo il cammino. Inizialmente, la parola della recitazione: il meraviglioso mondo dei personaggi del puparo Insanguine; poi l’esperienza teatrale, iniziata a Roma nel 1941 all’Accademia d’Arte drammatica sotto la guida di Silvio D’amico e non sempre inquadrata verificando i successi che precedono le interpretazioni di Pirandello. Infine, il coinvolgimento nel cinema di registi illustri come Luigi Comencini, Alessandro Blasetti, Luchino Visconti e altri. Ha particolare rilievo la lunga collaborazione con Francesco Maselli, con il quale intraprese un profondo sodalizio professionale e sentimentale ma anche un fondamentale apprendistato come “cinematografara”. Tuttavia, è nella parola letteraria che l’artista si apre a una nuova dimensione di vita. Inizialmente concepita come un atto terapeutico per elaborare il dolore della perdita della madre, la sindacalista Maria Giudice – è il caso della poesia di “Ancestrale” (2013) –, e le conseguenze di due tentati suicidi, la scrittura letteraria diventa il palcoscenico ideale su cui rinascono le storie e i personaggi recuperati dalla memoria. Questi diventano veri e propri attori protagonisti o comprimari nel ciclo della “autobiografia delle contraddizioni”, che include opere significative come “Lettera aperta” (1967), “Il filo di mezzogiorno” (1969) e il postumo “Io, Jean Gabin” (2010), libri-simbolo di un difficile e complesso percorso editoriale oltre che letterario. Un racconto a cui Goliarda Sapienza non sottrae nemmeno l’esperienza della detenzione nel carcere di Rebibbia (1980), in seguito al furto – dal sapore provocatorio – di gioielli a casa di un’amica. Opere come L’università di Rebibbia (1983) e Le certezze del dubbio (1987) ne testimoniano la straordinaria capacità di trasporre in letteratura anche le fasi più oscure della sua esistenza. Sullo sfondo, tra anni Ottanta e Novanta, una serie di movimenti rilevanti, che la avvicinano e allontanano al femminismo e ad alcuni soggetti istituzionali o letterari, compreso un poco noto “Gruppo di scrittura” fondato da Adele Cambria ed Elena Gianini Belotti. Ma è soprattutto con Modesta – la protagonista dell’Arte della gioia – che Goliarda Sapienza scrisse, senza saperlo, quello che è considerato il suo capolavoro. Il romanzo, rifiutato a lungo dagli editori italiani, fu pubblicato per la prima volta nel 1998 da Stampa Alternativa grazie al marito, l’attore Angelo Pellegrino. E poi di nuovo nel 2008 per Einaudi, dopo essere stato pubblicato in Francia, Germania e Spagna. I contorni di questa fallita pubblicazione in vita restano sospesi in delicati passaggi che meritano di essere messi in luce, scoperti e commentati. Nonostante la mancanza di riconoscimento durante la sua vita (reale o presunta, lo chiariremo), i numerosi premi tentati, Goliarda Sapienza è stata successivamente considerata una delle voci più originali e audaci della letteratura italiana del Novecento italiano. Da quasi vent’anni la sua opera è al centro di studi e ricerche; per il centenario della sua nascita sono diversi i convegni internazionali a lei dedicati, in Italia e Francia. In suo onore è stato istituito, nel 2010, il premio letterario Goliarda Sapienza “Racconti dal carcere”.

Il relatore

Alessandra Trevisan da anni si dedica allo studio di Goliarda Sapienza, a cui ha dedicato il saggio Goliarda Sapienza: una voce intertestuale (1996-2016) (La Vita Felice 2016) e la monografia «Nel mio baule mentale»: per una ricerca sugli inediti di Goliarda Sapienza (Aracne 2020). È studiosa di letteratura italiana e si è occupata, tra gli altri, di Gabriele d’Annunzio, Clara Sereni, Adele Cambria, Anna Maria Ortese e Beppe Costa, Lalla Kezich. Dal 2017 collabora alla redazione della rivista «Archivio d’Annunzio» e dal 2018 di «Kepos – Semestrale di letteratura italiana»; è redattrice del lit-blog «Poetarum Silva» ed è co-fondatrice del progetto Le Ortique insieme a Viviana Fiorentino e ad altre scrittrici e studiose. Ha dedicato diversi contributi critici alla scrittrice Milena Milani. È curatrice, insieme ad Arianna Ceschin e Ilaria Crotti, di Venezia Novecento. Le voci di Paola Masino e Milena Milani (2020).

Il video

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