Martedì 25 febbraio 2025, ore 18:00

Lalla Romano

e l’arte della contemplazione

L’autore

Premio Strega nel 1969 con Le parole tra noi leggere, Lalla (Graziella) Romano (Demonte, 11 novembre 1906 – Milano, 26 giugno 2001) è una delle grandi protagoniste del Novecento attraverso l’originalità di un’arte che, al tempo stesso visiva, concreta e lirica, ci ha regalato alcune pagine che possiamo annoverare tra le più belle della letteratura italiana del ‘900. L’incontro con Leonello Venturi, la frequentazione della scuola di Felice Casorati, gli anni torinesi – trascorsi con Ardengo Soffici, Elio Vittorini, Vittorio Sereni e Cesare Pavese – rappresentano alcune delle tappe fondamentali del lungo percorso esistenziale e intellettuale della giovane “donna letterata”, come la ebbe a definire Vittorini per il suo libro d’esordio, Le metamorfosi (1951), pubblicato ne “I Gettoni” einaudiani.  Altre opere seguirono significative, tra le quali si ricordano Maria (1953), Tetto murato (1957), L’uomo che parlava solo (1961), La penombra che abbiamo attraversato (1964) – titolo di ispirazione proustiana – , Le parole tra noi leggere (1969) – titolo ispirato da un verso di Montale –, Una giovinezza inventata (1979), Nei mari estremi (1987), Le lune di Hvar (1991) e Dall’ombra (1999). Avvicinatasi alla poesia, dopo il positivo consenso di Eugenio Montale, con la raccolta Fiore (1941), che precedette L’autunno (1955) e Giovane è il tempo (1974), Lalla Romano si orientò progressivamente verso la prosa, soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale e la sua partecipazione alla Resistenza. “Galeotta” la traduzione di Un cœur simple di Flaubert – commissionatale da Pavese –, la cui prosa sarebbe diventata un preciso modello di stile. Le “occasioni” autobiografiche, le cronache familiari, i ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza perdono, con questa scrittrice moderna e classica allo stesso tempo, ogni riferimento personale, e superano il rischio del gusto nostalgico e del patetico sentimentalismo. Nella ricerca di una lingua che Pier Paolo Pasolini, a proposito de L’ospite (1973), definisce “pura”, “eletta”, “selettiva”, Lalla Romano attraverso la memoria guida il lettore in un “viaggio dell’essere”, come osserva Geno Pampaloni, “ove tutto sempre è presente, che incalza, e non consente abbandoni”. L’atto di scrittura, che è insieme immagine, poesia e musica, rappresenta allora non una forma accessoria, ma una precisa modalità di essere, attraverso la quale il contingente, trasceso e recuperato nei “mari estremi” dei ricordi, si eleva a valore universale.

Il relatore

Daniel Raffini è assegnista di ricerca e docente a contratto presso Sapienza Università di Roma. Si occupa di letteratura italiana contemporanea, letterature comparate e digital humanities. È dottore di ricerca in Italianistica con una tesi sulla ricezione delle letterature straniere nelle riviste tra le due guerre, poi pubblicata con il titolo “Trovare nuove terre o affogare”. Europeismi, letterature straniere e potere nelle riviste italiane tra le due guerre. È stato visiting fellow all’Università di Siviglia con un progetto sull’opera di Lalla Romano. Attualmente si occupa di rapporti tra letteratura e intelligenza artificiale, da un punto di vista storico, teorico ed etico.

Il video

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