Giovedì 23 aprile 2026, ore 18:00
Vitaliano Brancati
un intellettuale fastidioso
L’autore
«A Vitaliano Brancati non viene ancora riconosciuto il posto che gli spetta di diritto nella letteratura italiana di questo secolo», scriveva Giulio Ferroni nel 1994, in occasione del Convegno dedicato allo scrittore a quarant’anni dalla sua morte. Parole che ancora oggi conservano una intatta verità, soprattutto se riferite – come lo stesso Ferroni precisava – a «un grande scrittore, uno dei maggiori del Novecento».
Nato a Pachino, in provincia di Siracusa, il 24 luglio 1907, Brancati trascorse la fanciullezza tra Modica, Ispica e Siracusa, trovando poi a Catania il luogo della propria maturazione personale e artistica. La Sicilia, del resto, attraversa tutta la sua opera come un orizzonte esistenziale, letterario e ideologico. E in questa dimensione che insieme è terra, mito e metafora di un tempo immobile in cui la noia si fa sostanza dell’esistenza, il giovane Brancati si avvicina al dannunzianesimo e aderisce al fascismo. Sono gli anni delle prime opere teatrali (Everest, 1931; Piave, 1932) e narrative (L’amico del vincitore, 1932; Singolare avventura di viaggio, 1934); opere che lo scrittore maturo avrebbe in seguito ripudiato subito dopo la sua crisi politica e morale, che segna infatti una svolta decisiva anche sul piano letterario. Con il romanzo-spartiacque Gli anni perduti (1941) si apre una nuova stagione narrativa. Dopo la fine della guerra e il matrimonio con Anna Proclemer, passa la maggior parte del suo tempo a Roma: nella grande città inizia per Brancati una stagione intensa di scrittura letteraria, collaborazioni giornalistiche – per «L’Europeo», «Corriere della Sera» e «Il Tempo» – e sceneggiature cinematografiche per registi come Alessandro Blasetti, Mario Monicelli, Roberto Rossellini e soprattutto Luigi Zampa. Ma, soprattutto, il dopoguerra coincide con il successo letterario: Don Giovanni in Sicilia (1941), Il bell’Antonio (1949) e l’incompiuto Paolo il caldo (1955), portati poi sul grande schermo, possono essere letti non solo come satira di costume, ma costituiscono anche un atto d’accusa contro tutti i totalitarismi e le retoriche collettive – fascista, clericale, comunista – che, come tali, soffocano la libertà individuale, unico valore assoluto per lo scrittore.
Come ha osservato con lucida acutezza Leonardo Sciascia, in riferimento all’Armance di Stendhal e al Bell’Antonio di Brancati: «L’impotenza di Ottavio e di Antonio è in effetti come una esemplificazione fisiologica di una più profonda impotenza, di una “impossibilità”. Il vero loro segreto, quel segreto che Ottavio si porterà nella morte e che il suo autore non svela, quel segreto che invece Antonio vede esplodere in un processo di Sacra Rota, non è quello dell’impotenza sessuale; è il segreto di una infelicità che possiamo riscontrare nelle pagine di Tacito: l’infelicità di vivere sotto un dispotismo più o meno blando, nella corruzione, nella cortigianeria».
La lezione di Brancati resta dunque di stringente attualità. La sua opera è una coerente e coraggiosa difesa della libertà della cultura e della coscienza, rivendicata senza compromessi. È proprio questa fedeltà alla libertà a fare di Vitaliano Brancati uno scrittore che merita il posto che gli spetta non solo nel Novecento italiano, ma anche nel panorama letterario contemporaneo.
Il relatore
Nunzio Bellassai ha conseguito con lode e con il percorso d’eccellenza la laurea in Filologia Moderna presso l’Università Sapienza di Roma. Presso il medesimo ateneo è attualmente dottorando in Italianistica con un progetto di ricerca sul patrimonio epistolare di Vitaliano Brancati, in cotutela con l’Université Sorbonne Nouvelle (Paris III). Vincitore del Premio “G. A. Borgese” 2025, sta curando il carteggio tra Borgese e Ugo Ojetti che uscirà entro la fine dell’anno per Palermo University Press. È docente di discipline letterarie presso il liceo artistico “Enzo Rossi” di Roma. I suoi interessi principali si rivolgono alla letteratura del periodo fascista e alla narrativa resistenziale, prediligendo studi sulle carte d’archivio. Quest’anno ha curato una mostra digitale su Metasteps, sulla figura di Brancati, disponibile gratuitamente online. Tra i suoi saggi su Brancati si segnalano: Un uomo molto semplice di Vitaliano Brancati. Un racconto disperso e una lettera inedita (in «Atti e memorie dell’Arcadia») e Vitaliano Brancati e la rivista «Sur». La rete culturale degli anni
Cinquanta attraverso le lettere inedite (in «Oblio»). Oltre che su Brancati, ha scritto contributi scientifici su Moravia, Buzzati, Vittorini, Ojetti e Quasimodo. Nel 2021 ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, Due tempi, per Ensemble; e l’anno successivo ha intervistato per “L’indiependente” (ma si legge “L’indipendente”) il Premio Nobel per la Letteratura László Krasznahorkai. 